La composizione è solida e rigorosamente strutturata: il primo piano è occupato dagli oggetti disposti ordinatamente sul banco; il piano intermedio è dominato dalla figura della cameriera; lo sfondo è interamente costituito dal riflesso della sala del café-concert in un grande specchio.
Gli elementi visivi suggeriscono che ci troviamo di fronte a un’opera soltanto apparentemente descrittiva. Nonostante la luce artificiale, i colori sono luminosi e l’atmosfera appare sorprendentemente chiara. La pennellata, ampia e sicura nel definire gli oggetti in primo piano e la figura femminile, si frammenta progressivamente verso il fondo fino a diventare quasi evanescente. È un linguaggio che ricorda come Manet, pur rifiutando di esporre insieme agli impressionisti, abbia saputo assorbire molte delle loro innovazioni, rielaborandole in una composizione stilistica assolutamente personale.
Resta l’immagine di quel riflesso nello specchio che, ancora oggi, a distanza di oltre un secolo, continua a parlare silenziosamente ai visitatori, lasciandoli sospesi tra ciò che vedono e ciò che credono di vedere.
