Lo spirituale nell’arte di Wassily Kandinsky

Siamo nell’agosto del 1910 a Murnau, in Baviera. Wassily Kandinsky termina uno degli scritti più particolari ed unici del secolo. Si intitola Lo spirituale nell’arte. Non è un puro testo di teoria estetica, di poetica, non è un manuale pittorico. Rappresenta piuttosto un testo incentrato sulla ricerca dell’interiorità, attraverso l’arte.
Dalla postfazione di Elena Pontiggia “È un libro di profezie laiche, in cui misticismo e filosofia dell’arte, meditazioni metafisiche e segreti artigianali si sovrappongono e si confondono, nel presentimento di un’arte nuova. L’aurora della pittura, che Kandinsky crede di annunciare, si riverbera anche sulle sue pagine, che ci appaiono insieme incerte e perentorie, divise tra ombra e chiarore.”

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Interessante ed unica la ricerca dei colori quali mezzi per influenzare l’anima:

<< in generale il colore è un mezzo per influenzare direttamente l’anima. Il colore è il tasto. L’0cchio è il martelletto. L’anima è un pianoforte con molte corde. L’artista è la mano che, toccando questo o quel tasto, fa vibrare l’anima. L’armonia dei colori è fondata su un solo principio: l’efficace contatto con l’anima. Questo fondamento si può definire principio della necessità interiore >>

ed ancora sul giallo, azzurro, vermiglione, arancione e violetto:

<< il giallo è il tipico colore terreno, non può avere mai un significato profondo; un inserimento di azzurro lo rende un colore malaticcio .. il vermiglione è un rosso con una sensazione acuta come acciaio rovente che può essere rinfrescato dall’acqua.. l’arancione è come un uomo convinto dei propri poteri.. il violetto è piuttosto triste e malato  >>

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