Percezione ed invenzione.
Fu scrittore, pittore, poeta e critico d’arte britannico. Nasce a Londra nel 1819. Autore di trattati e numerosissimi libri (ricordiamo Le pietre di Venezia, del 1853), riuscì ad influenzare con la sua particolare interpretazione dell’arte e dell’architettura, l’estetica vittoriana ed edoardiana.
Pubblica la sua prima opera nel 1843, Modern Painters: si tratta di un’appassionata difesa della pittura di Turner. I due intratterranno un’amicizia talmente stretta che, alla morte del pittore, Ruskin ne sarà l’esecutore testamentario.
La sua essenza pittorica si può definire con le sue stesse parole:
<< mentre le doti di invenzione distinguono un individuo dall’ altro; le doti di percezione distinguono una scuola dall’ altra >>.
In realtà tutti gli scritti di Ruskin sono guidati dalla ferma convinzione che il vero artista sia un veggente ed un profeta e che l’arte debba riuscire a favorire l’incontro dell’uomo con la bellezza e la potenza della Natura.
Ruskin sviluppò le sue idee anche nei rapporti intercorrenti tra arte, vita politica e società, muovendo aspre critiche al capitalismo industriale dell’Ottocento, fonte di alienazione sociale e disumanità. Ricordiamo due opere portanti del suo pensiero: Le sette lampade dell’architettura (1849) e Le pietre di Venezia(1852-1853).
“Vigilate su un vecchio edificio con attenzione premurosa; proteggetelo meglio che potete e ad ogni costo, da ogni accenno di deterioramento. Contate quelle pietre come contereste le gemme di una corona; mettetegli attorno dei sorveglianti come se si trattasse delle porte di una città assediata; dove la struttura muraria mostra delle smagliature, tenetela compatta usando il ferro; e dove essa cede puntellatela con travi, e non preoccupatevi per la bruttezza di interventi di sostegno: meglio avere una stampella che restare senza una gamba. E tutto questo, fatelo amorevolmente, con reverenza te continuità, e più di una generazione potrà ancora nascere e morire all’ombra di quell’edificio. Alla fine anch’esso dovrà vivere il suo giorno estremo; ma lasciamo che quel giorno venga apertamente e senza inganni, e non consentiamo che alcun sostituto falso e disonorevole privi degli uffici funebri della memoria.”
(Le sette lampade dell’architettura, 1849)

